Dedicato a quel bambino e ragazzo che sono stato, e che ancora un po’ continuo ad essere. È il mio essere che permane, e cammina per mano con un essere che diviene.
A quel bambino voglio bene, mi ci confronto spesso, come guardarmi in uno specchio. Lo faccio perché lui aveva molte idee nuove, aveva delle intuizioni, e poi viveva le cose in maniera istintiva, pura, vera. Era un bambino che cercava e che sognava; era un ragazzo che scopriva e dava via via dei significati alle cose e alle situazioni, confrontandole con i suoi sogni. Era un creativo, forse anche un po’ creatore; creare con fantasia era il modo, per quel ragazzo, di conoscere la realtà e di elaborarla; ne distillava prima i valori e i significati, e in quel modo dava forma al mondo, ed è così che ciò che nasceva non era solo il suo mondo, ma era in definitiva il mondo di ogni persona che incontrava, di ogni amore che viveva.
Quel ragazzo è ancora qui, dentro, per fortuna, e ancora mi parla. È ancora qui, che gioca con due o tre cose, a volte è lì seduto a quella scrivania, con la luce di una lampada da tavolo, in una stanza che assomiglia più a una soffitta che a una camera da letto. Lo vedo di spalle che scrive, e cerca le parole per quella nuova canzone, che piange, che ascolta il cuore battere, e le voci del piano di sotto; lo vedo che alla fine si veste sempre allo stesso modo, e riempie quaderni e quaderni… e ancora oggi li rilegge…