ASCOLTO 1

Questa foto parla un po’ di me. Intanto perché ho dato sempre molto spazio all’autoironia, la considero un toccasana e a volte anche una grande àncora di salvezza: prima che ci pensino gli altri a fare ironia su di te, provvedi tu stesso, così ti immunizzi! Poi perché mi piace ascoltare, e mi piace ascoltare con la mente. Perché la mente “ascolta”. Dell’ascolto vorrei riparlarne in futuro, ma per ora dico che non si tratta solo di un fenomeno neurobiologico ma anche di un’operazione di interiorizzazione, e di successiva rielaborazione di ciò che interiorizziamo. E la rielaborazione avviene grazie all’apporto delle proprie esperienze di vita, di ciò che abbiamo ascoltato in passato, dei ricordi e delle esperienze legate agli ascolti precedenti. Questo aspetto “temporale”, diacronico, della fenomenologia dell’ascolto lo verifico da quasi dodici anni di lavoro con i malati di Alzheimer, con quella che io chiamo ormai da molto tempo “canzoniterapia”. Le “memorie” che sono dentro di noi interagiscono tutte, a vario livello, con la musica; la memoria del corpo, la memoria episodica ed anche quella che viene definita memoria semantica, cioè quella legata ai significati, agli stili di vita e ai framework storici. Ecco che ora questo scatto mi appare meno come ciò che è stato in partenza, cioè una foto un po’ scema ed autoironica in un momento di insanità mentale, ma come un’immagine descrittiva del nostro rapporto profondo con la musica, e, soprattutto, uno stimolo a cambiare la prospettiva di ascolto…