IoGenova&DeAndrè

Io Genova e De Andrè è una scommessa, la scommessa di poter parlare di una città, che non è così conosciuta, attraverso le canzoni in dialetto di uno dei suoi artisti più noti.

La scommessa che a parlarne sia un altro cantautore genovese, praticamente sconosciuto, che rivive attraverso il dialetto un’appartenenza perduta.

Mario Costanzi, che scrive canzoni da più di 30 anni, lascia temporaneamente il proprio repertorio per abbracciare quello del suo infinitamente più famoso concittadino Fabrizio; affiancato da alcuni tra i più validi musicisti della scena fiorentina porta in scena l’album “Creuza de ma’” insieme ad alcune delle canzoni più note di De Andrè che hanno come tema la stessa città.

La formazione è essenziale ma in grado di restituire pienamente le sonorità particolarissime che hanno reso unico questo album.

MC: Scegliere di cantare De Andrè è sempre una scelta rischiosa, per mille motivi. Il fatto però di avere una storia di cantautore ormai quasi quarantennale, di essere genovese e di condividere anche molte delle idealità che Faber ha custodito e trasmesso mi fa sentire meno in soggezione.

De Andrè in questo caso è una scusa, per parlare di me e anche per riavvicinarmi a sapori e suoni della mia infanzia e giovinezza, nelle quali ritrovo il genuino sapore del vivere, legato ad una città che pur essendo mia conosco ancora poco.

Un’ultima parola la spendo per i musicisti che mi accompagnano.

Andrea Laschi alle percussioni, con cui mi lega un’amicizia di alcuni anni e la collaborazione anche in altri progetti musicali.

Gianni Cammilli alla chitarra acustica, che ci aiuta a dare una quadratura d’insieme ai brani.

Giovanni Fissi basso e contrabbasso che cura anche le nostre relazioni esterne.

Benedetta Bruno che dona a tutto un’anima particolare con la sua voce.