THE SEBASTIANO EXPERIENCE part 2

THE SEBASTIANO EXPERIENCE

 

Dal Teatro al Museo: il concept dell’installazione

 

Questa è stata la prima grande sfida da affrontare: passare da un’opera musicale e performativa realizzata per uno spettacolo teatrale, ad una installazione fissa in chiave moderna, simbolica ed essenziale. Si richiede all’artista di rielaborare la propria idea senza snaturare i principi fondamentali di essa ma solo riadattandola ad un nuovo pubblico, un nuovo luogo e una nuova simbologia espressiva. Da un codice espressivo essenzialmente narrativo e immediatamente comprensibile si deve ora passare al linguaggio dell’arte generativa e digitale, in cui la realtà nelle sue strutture essenziali, onde, frequenze, suoni, viene ri-presentata attraverso un’opera concreta e simbolica.

Fondamentale per questo scopo diventa isolare il concept da riprodurre, per non perdere la connessione con il progetto originario mentre si riadattano i linguaggi espressivi alle nuove esigenze espositive. Per questa operazione è stata cruciale la collaborazione con il visual artist Carlo Fiorini.

I temi dedotti in questa fase, che hanno guidato ogni successivo momento della realizzazione, sono stati:

  1. Il rapporto tra i tempi della memoria dell’uomo e i tempi della memoria dell’ambiente, cioè in generale il rapporto tra i tempi dell’uomo e i tempi della natura.
  2. Il rapporto tra gli ordini fisici di grandezza dell’uomo e della natura, le frequenze e le lunghezze d’onda del quotidiano vivere e le frequenze e lunghezze d’onda dei rari e maestosi fenomeni catastrofici della natura.

Per entrambi questi rapporti è stato facile evidenziare la grande sproporzione che esiste tra i due ordini di grandezza di tempo e dimensione, cioè tra l’uomo e la natura.

Compito dello scienziato diventa quindi fornire all’artista i dati e le misure, sia fisici che temporali, che caratterizzano il fenomeno catastrofico, per mettergli a disposizione materiale numerico sul quale costruire l’opera che evidenzia questa sproporzione.

L’artista ha anche il compito di indicare una nuova dimensione vitale a chi incontra la sua opera, di indicare un nuovo modo di essere. Qual è il modo allora di “stare davanti”, di relazionarsi con la catastrofe naturale e con il rischio derivante da essa?

Innanzitutto è proprio la capacità di “stare”, di osservare e di capire, prendere coscienza della sproporzione e ritrovare gli spazi del proprio esistere anche dentro e davanti all’immensità della natura che esplode nella sua veemenza.

Ritrovare un rapporto sereno con la natura è la base per costruire una buona convivenza con essa, anche con le sue manifestazioni più devastanti.

Realizzazione progettuale

Il progetto esecutivo risponde a una serie di esigenze che ne condizionano lo sviluppo.

Innanzitutto esigenze di tipo artistico: costruire un’opera che sia degna delle grandezze naturali che deve esprimere, quindi sufficientemente grande e complessa. Allo stesso tempo esigenze di budget e di movimentazione dell’opera stessa richiedono che essa sia fatta di materiali poveri e che sia smontabile e rimontabile.

La rappresentazione materica deve dare ragione della consistenza del fenomeno naturale e della sua imponenza; deve altresì permettere che contestualmente si possano collegare ad essa contributi audio e video-grafici.

La totalità dell’opera è quindi composta da:

  1. materiali e forme
  2. suono
  3. grafica

 

  1. Per allestire la parte solida dell’opera il materiale scelto è il policarbonato trasparente in lastre; la struttura ha una forma complessa derivante dalla giustapposizione di più parallelepipedi a formare una sorta di skyline metropolitano.

 

  1. Il suono ha una tripla valenza: un suono basso e continuo, che rappresenta il suono di fondo della terra e della natura, il rombo caratteristico degli eventi disastrosi legati ai fenomeni naturali e poi un rumore bianco in alta frequenza che rappresenta il semplice esistere dell’umanità.

 

  1. La grafica riproduce su tre piani in altezza le grandezze in gioco nell’opera: in basso il muoversi lento e costante della natura, sopra la rappresentazione grafica dell’onda sismica che è simbolo della catastrofe naturale, e nella parte alta il muoversi veloce e segnato da crepe e fratture della vita dell’umanità.

 

Le misure dei parallelepipedi sono ricavate dalla scala di armonici ottenuta a partire da una frequenza fondamentale, 45 Hz, che l’artista ha scelto come compromesso tra udibilità e profondità di suono.

Le parti che compongono la struttura sono montate in modo che possano vibrare simpaticamente l’una con l’altra. È per questo motivo che le misure sono quelle sopradette, sono cioè misure che riproducono in scala gli armonici che susseguono all’innesco della frequenza tonica o fondamentale, quindi misure “vibranti” di per sé.

Il bagno di luce e forme luminose al quale la struttura viene sottoposta riproduce in basso il muoversi lento e sinuoso della terra nel corso delle ere, a metà altezza lo scorrere delle onde sismiche che scuotono il tranquillo esistere degli uomini e in alto il ritmico e vorticoso spostarsi della vita che trema al passaggio dell’onda sismica. La forma d’onda, così come il suono ad essa associato, derivano dalla elaborazione numerica dei dati di spostamento tellurico forniti dagli accelerometri dei geologi durante eventi simici registrati negli ultimi anni, dati forniti all’artista dallo scienziato supervisore dell’opera; lo scienziato ha anche il compito di illustrare i dati stessi e convertirli in materiale numerico utile al progetto.

L’intero è così una struttura imponente, allo stesso tempo cioè incombente, sonora e visuale.

Davanti ad essa il visitatore sta, osserva, viene impressionato ma resiste all’impatto e si immerge nella natura che da nemica diventa amica affascinante e conosciuta.

(CONTINUA)